| Domandate: la vita al campo base ? Un Club Mediterrnee, senza Mediterranee e forse senza Club. Se non c'e' da andare ai campi alti, la giornata comincia intorno alle 9.00 con la colazione. Se state pensando: "oh ma ve la prendete comoda !", fate conto che l'ora e' quella di Pechino ma il sole tende a fregarsene dell'orario ufficiale cinese e a sorgere un po' per i fatti suoi. Per colazione ampia scelta: the, caffe', miele, chapati, marmellata, uova, musli. Frullate tutto insieme e otterrete la colazione Cho Oyu 2008. Davvero nulla da invidiare a cappuccino e cornetto al bar. Manca il quotidiano da sfogliare perche' pare che il servizio consegna yak non sia cosi' puntuale. La mattinata solitamente passa nel sistemare le piccole cose di casa, che poi sarebbe in sostanza scuotere la tenda dalla neve. Avendo poi con noi tutto il corredo tecnologico, si passa il tempo a sistemare piccoli e grandi problemi, a leggere, scrivere, scattare foto e filmati. Si pranza sul tardi verso le 14, con sempre ampia scelta perche' Ngima e Gazen sono davvero cuochi impareggiabili a 5.700 metri. La moka del caffe' che borbotta sul fornello (ebbene siamo gli unici a possederla in tutto il campo base) e' il momento per ampie discussioni filosofiche sul senso della vita o piu' spesso per fantasticare su tutta una serie di specialita' emiliane, dai tortelli verdi in giu'. Se il tempo e' bello, il pomeriggio passa nel rimirare la benedetta montagna che tanto fa penare e poi con qualche escursione o nel piu' classico struscio per il campo base tra americani, australiani, cinesi, coreani, spagnoli, taiwanesi, neozelandesi, bresciani. In pratica una lezione di geografia in cento metri piani. Prima di cena invece dell'aperitivo in centro, si cerca di aggiornare i siti internet, di leggere un po' e di pianificare il giorno che verra'. Quindi cena e poi lunga partita a chiacchere che sfocia con una certa costanza in una serie proressiva di sostanziose cazzate (sara' la quota). Poi verso le dieci (ah che nottambuli) a turno qualcuno pronuncia la fatidica : "beh io vado in camera a leggere un po'" che nel gergo locale assume due significati: o si va veramente in tenda a leggere un poco oppure si deve passare urgentemente alla toilette 20 metri piu' in basso. Una volta in "camera" (si intenda qui la tenda e non il cesso) comincia il rito di svestizione che consiste nel riporre nel posto piu' caldo i vestiti del giorno dopo e infilarsi la tutina della notte. "Tutina della notte" che fa assomigliare un po' tutti a dei novelli tafazi d'alta quota o a spermatozoi daltonici (tendelziamente la tutina e' attillatissima e di colore nero). Di li' in poi ci si infila nel sacco a pelo e si sceglie se leggere un libro, se pensare alle cose care di casa o semplicemente rimuginare perche' diavolo si e' scelta la piazzola con il sasso piu' grosso di tutta l'himalaya posizionato direttamente tra la prima e la seconda vertebra lombare. La notte puo' trascorre tranquilla o al massimo prevedere l'incontro ravvicinato con la cosidetta "Magic Bottle". Per Magic Bottle si intende qui, comunemente, una bottiglia di succo di frutta acquistata a suo tempo a Kathmandu e immediatamente svuotata. La scelta della Magic Bottle avviene secondo alcuni criteri direttamente proporzionali al proprio ego (diametro del tappo) e alla capacita' della propria vescica (centilitri totali). Avrete di certo capito che la Magic Bottle e' un utile strumento per evitare di uscire dalla tenda per certe attivita' nelle gelide notti himalayane. Sull'uso della bottiglia magica in queste settimane e' fiorita una notevole letteratura con teorie e tecniche: in ginocchio, di lato, con una gamba su e una giu, in tuffo carpiato. Manco fosse il kamasutra. Da parte mia sono un eretico della Magic Bottle. Sono della vecchia scuola "stringi i denti e attendi l'alba". Se proprio non ci si riesce si affronteranno i rigori notturni dell'Himalaya, ma volete mettere la soddisfazione ? La notte sta per finire. E' una nuova alba sul Cho Oyu. La vita continua, bottiglia magica o no. ps: per chi ha resistito fino in fondo e guarda la foto si ricordi di Pepito Sbazzeguti |
sempre bello leggervi! Dall'ufficio poi aprite lo sguardo sul mondo e sui suoi monti più alti!
Milioni di cose da dire e pensare, tra tutte una sola: la scritta sul tuo cappellino è un anagramma di qualcosa che lì non si può proprio dire (e forse nemmeno pensare?)
Un abbraccio a tutti . Francesco
PS: io il 6 ottobre dovrei essere a KTM, vado all'EBC. Se ci siete ancora una birra all'everest steak house, ok?
Noi pure ! quindi birra (una ?) prenotata.
Complimenti di cuore.
(non mi firmo onde evitare ripercussioni familiari...)
Giuseppe Bottazzi
complimenti per la vostra missione :)