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Il blog pi¨ alto del mondo. Questo Ŕ stato il record da tentare. Aggiornare direttamente un blog da una montagna di ottomila metri. Testi, foto, video, creati e pubblicati da quota 5.700 in s¨, fino a tentare il fatidico '"Hello World" dagli 8.201 metri della cima del Cho Oyu, la "Dea Turchese", sesta montagna del pianeta terra, lass¨ in Tibet.

Ma il record in fondo Ŕ stato una scusa ed Ŕ un gioco. Leggi Tutto ...

Le formiche del Cho Oyu

Scritto martedý 30 settembre 2008 da lorenzo
Un pomeriggio incollati ai binocoli a seguire la salita di Nicola e Fabrizio sulla grande parete bianca del Cho Oyu, verso campo 2 (7340 metri).

Sono ormai gli unici due di noi che possono tentare la vetta.

Ad osservare queste specie di formiche sulla montagna immensa, quasi si provava un po' di fatica.

Lo 0,0000001 di quella vera.

Dove mangiamo ?

Scritto martedý 30 settembre 2008 da lorenzo
Se dei bambini di quarta elementare ti chiedono come e dove mangi (e anche come e dove espleti certe altre attivita', ma su quello sorvoliamo) non puoi non rispondere.

Quindi ecco un paio di foto della nostra tenda cucina-mensa-salotto. Esternoe ed interno.

cho oyu tenda esterno
tenda cho oyu

Appesi al satellite

Scritto martedý 30 settembre 2008 da lorenzo
eeepc viaggio
Terza ed ultima puntata a sfondo tecnologico, dedicata ai collegamenti satellitari, unico modo di comunicare con il resto del mondo quando ci si infila in mezzo alle montagne dell'Himalaya.

Infine un po' di foto sull'attrezzatura compresa la piccola "black box" ovvero la valigetta nera che contiene tutto l'ambaradan e costata la bellezza di 9,90 euro in un negozio di ferramenta emiliano.


A Tingri, ultimo avamposto spaghetti western dell'altipiano tibetano, l'Iphone funzionava una meraviglia. Spam compreso.

Di li' in poi l'unico filo digitale con il resto del mondo e' affidato ai rimbalzi del satellite.

Rimbalzi piuttosto costosi.

Il post piu' alto del mondo (nella bufera)

Scritto domenica 28 settembre 2008 da lorenzo
Monte Cho Oyu. Tibet. Quota 6.200

Questo e' post piu' alto del mondo, ovvero la cosa piu' inutile dopo gli otto anni di presidenza di George Bush .

Ma visto che per arrivare qui c'ho lasciato un po' di fiato e l'uso del polmone sinistro, qualcosa lo provo a scrivere in questo post in mezzo al cielo.

Non necessariamente qualcosa di intelligente, che qui c'e' anche la scusa che l'ossigeno nell'aria (e per il cervello) e' circa la meta'.

Quindi non aspettatevi granche'.

Breve premessa per i complottisti, per quelli che non siamo mai stati sulla Luna ma era tutta una messinscena, per quelli che Elvis e' ancora vivo e fa il pensionato a Miami: qui siamo davvero a 6.200 metri. Lo puo' testimoniare lo yeti che guarda incantato il mio computer.

Stare a 6.200 metri in Tibet a scrivere, e voi qualche attimo dopo a leggere, e' una di quelle cose che per me e' piu' o meno paragonabile, come stupore provato, al teletrasporto del capitano Kirk.

Se dicessi che da ragazzino il mio sogno era questo, stare su una montagna altissima grazie al teletrasporto, direi una meravigliosa bugia.

Il miei sogni allora erano all'incirca una bicicletta nuova con la sella lunga e la ragazzina mora del terzo banco a sinistra.

La bicicletta l'ho avuta e quasi mi ci ammazzo. La ragazzina mora e' felicemente sposata con prole.

Il bello della vita e' che non diresti mai. Nuove passioni, nuove persone entrano ed escono. Certi sogni cambiano, altri rimangono li' e si ammucchiano a disposizione del bambino di otto anni che e' in ognuno di noi. (anche nello yeti, mi dice lui)

E' cosi', piu' o meno che uno finisce a scrivere cavolate in Himalaya.

E allora questa specie di teletrasporto del capitano Kirk che chiamiamo "internet" forse serve soprattutto a questo: a condividere con gli altri un po' dei nostri sogni.

E ovviamente a guardare del porno.

Comunque, che siate a dieci metri o a ottomila, in Himalaya o a Gabicce, che crediate allo Yeti o a Elvis vivo, l'unico piccolo consiglio che vi arriva da quassu' e' che, se potete, ogni tanto portate a spasso il bambino di otto anni che in voi e i suoi sogni.

E' tutta salute.

Dal sottotetto del mondo e' praticamente tutto.

Tashidelee e ricordate : viva sempre Pepito Sbazzeguti.

Le preghiere di Tashi (video)

Scritto sabato 27 settembre 2008 da lorenzo
Tashi e' un amico tibetano di quassu'. Oggi, giorno dell'inizio della salita decisiva, le sue preghiere si mescolavano al vento.

I giorni della montagna

Scritto sabato 27 settembre 2008 da lorenzo
La finestra di bel tempo sembra quella giusta.

Ormai e' deciso, questi sono i giorni della montagna.

Stamattina partenza del gruppo per campo 1 (dove da ieri c'e' gia' Fabrizio).

Poi domani su a piantare una tendina a campo 2 e quindi l'attesa per tentare la vetta.

Continua su Cho Oyu 2008

Pepito Sbazzeguti in visita ai cinesi

Scritto venerdý 26 settembre 2008 da lorenzo
tibet pepito sbazzeguti tribe feet
Pepito Sbazzeguti in visita alla delegazione cinese (foto)

Alla fine un po' di azzurro tibetano (video)

Scritto venerdý 26 settembre 2008 da lorenzo

Auguri Lilli

Scritto venerdý 26 settembre 2008 da lorenzo
A me Lilli, la cosa che sorprende di piu' e' che nevica con il sole e fiocca con le stelle. Una cosa che solo tu, con la dolcezza dei tuoi otto anni puoi immaginare senza vedere.

Io e Nico vorremmo portarti in regalo uno yak, ma temo che ci farebbero un sacco di storie al check-in dell'aereporto.

E' il mondo un po' sciocco e con poca fantasia di noi grandi, con le sue regole e i suoi "non si puo' .

Porta pazienza Lilli e buon compleanno.

Se prevedi sballottamenti

Scritto giovedý 25 settembre 2008 da lorenzo
Oggi gli amici catalani, sapendo che qui gira un po' di informatica ed internet, c'hanno portato il loro pc portatile in coma.

E' un HP pavillion.

L'hard disk e' andato e c'e' poco da fare.

Una dimostrazione che i dischi allo stato solido sono la scelta migliore per chi viaggia e prevedeun po' di sballottamenti

Fondamenti di tibetano 2

Scritto giovedý 25 settembre 2008 da lorenzo
Continuano le minime lezioni di tibetano. Stiamo ancora ai convenevoli.

Dopo i saluti, passiamo al "come stai ?" o "come va ?"

Ovvero "Tangbu Ran ?"

Risposta pari pari "Tangbu Ran".

Stranezza del tibetano.

Se oggi qui qualcuno ci chiedesse tangbu ran ? la risposta non sarebbe precisamente tangbu ran. Pero' pazienza e speriamo in un meteo caraibico.

Guarda il cielo di Himalaya e spera

Scritto giovedý 25 settembre 2008 da lorenzo
Il cielo tibetano gioca a nascondino. Le nuvole corrono attorno, sopra e sotto.

E il vento ti sbatte in faccia la verita': qui sei ospite. Punto e a capo.

L'attimo in cui te ne fai una ragione, il sole ti regala una briciola di calore e di speranza.

Tradotto: ci scaldiamo i piedi gelati , guardiamo il cielo e speriamo.

Spazzatura d'alta quota

Scritto mercoledý 24 settembre 2008 da lorenzo
cho oyu spazzatura
Non te lo spieghi e non te lo spiegherai mai. Magari ti definisci alpinista o grande amante delle montagne. Poi quando sali e scendi te ne freghi. Te ne freghi di quello che lasci in giro, che butti senza pensare.

Le scene descritte ieri a campo 1, di spazzatura buttata senza pensiero qui e la' dentro buchi o crepacci non fa onore all'alpinismo. Il pensiero va in particolare ai membri delle spedizioni commerciali: il mucchio di dollari che paghi non include il diritto di inquinare il resto del mondo.

Se no la prossima volta facciamo cosi: i sacchetti di spazzatura che portiamo giu' li buttiamo direttamente nel giardino della tua villetta con l'erba tagliata di fresco.

Ciurma, tutti a terra

Scritto mercoledý 24 settembre 2008 da lorenzo
Appena fa luce provi sempre a sbirciare. Ma ormai hai imparato a riconoscere i rumori e il silenzio intorno. Questi rumori e questo silenzio anche oggi ti dicono che cielo e vento consigliano a tutti i marinai di rimanere a terra.

Consigli che quando sei a qualche migliaio di metri piu' in giu' ignori.

Quassu' e' bene dargli ascolto.

Fondamenti di tibetano 1

Scritto martedý 23 settembre 2008 da lorenzo
Tashidelee (pronunciato tascidelee) e' buongiorno, buonanotte, ciao, salve, ti saluto, buondi', buona giornata e forse anche qualcos'atro.

E' il corrispettivo di "Namaste" in nepalese, che gia' di suo c'ha il suo perche'.

La traduzione letterale sarebbe infatti "saluto le qualita' divine che sono in te".

Impegnativo come buongiorno.

ps: se l'accademia della crusca tibetana avesse qualcosa da obbiettare per questo post puo' scrivere direttamente a lamentele@cipensaloyak.com

Qui l'Enel non arriva

Scritto martedý 23 settembre 2008 da lorenzo
pannelli solari himalaya
Secondo puntata a sfondo tecnologico dopo la prima dedicata a pc.

Merda di yak. Quella non manca in Tibet e appena di la' in Khumbu. Tanto che si raccoglie, si mette a seccare e la si usa come sistema di riscaldamento bruciandola nelle stufe. Il motivo e' abbastanza semplice: guardatevi intorno e non vedrete alberi.

L'idea di alimentare computer e modem con gli eccessi degli yak forse ci ha sfiorato per un paio di minuti. Sarebbe stato affascinante e fantastico inventarsi una macchina cosi'. Ma abbiamo declinato su altri sistemi. Sara' per un'altra volta.

Come alimentiamo quindi il nostro piccolo arsenale tecnlogico. Beh e' abbastanza semplice: con il sole, quando c'e'.

Per le attrezzature piu' esigenti in termini energetici come modem e computer abbiamo due pannelli da 35 watt messi in parallelo che bastano e avanzano. In mezzo un regolatore di tensione.

solio himalaya
Per i gadget tecnologici piu' piccoli (ipod e altro) ci affidiamo a una coppia di Solio che sono questi piccoli pannelli a forma di fiore, molto comodi per spostarsi e con una batteria interna che permette di caricare in differita gli apparecchi : il sole lo prendono al pomeriggio e il lettore mp3 lo puoi caricare di notte.

C'e' poi alla fine "il coso".

Dopo lungo ed ecologico dibattito, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti : "e se si infilano 4-5 giorni di maltempo ? Siamo in braghe di tela." Abbiamo deciso cosi' di noleggiare a Kathamndu un minuscolo generatore a benzina per le emergenze. Una roba che dovrebbe far fatica ad accendere tre lampadine e che consuma forse meno di uno yak.

Nel caso consoleremo la nostra fetta di anima ecologica con il vostro affetto nel leggerci e nel commentarci.

Seguira' terza e ultima puntata dedicata al connessoni internet.

Un giorno nella vita, al campo base

Scritto lunedý 22 settembre 2008 da lorenzo
cho oyu pepito sbazzeguti
Domandate: la vita al campo base ?
Un Club Mediterrnee, senza Mediterranee e forse senza Club.

Se non c'e' da andare ai campi alti, la giornata comincia intorno alle 9.00 con la colazione. Se state pensando: "oh ma ve la prendete comoda !", fate conto che l'ora e' quella di Pechino ma il sole tende a fregarsene dell'orario ufficiale cinese e a sorgere un po' per i fatti suoi.

Per colazione ampia scelta: the, caffe', miele, chapati, marmellata, uova, musli. Frullate tutto insieme e otterrete la colazione Cho Oyu 2008. Davvero nulla da invidiare a cappuccino e cornetto al bar. Manca il quotidiano da sfogliare perche' pare che il servizio consegna yak non sia cosi' puntuale.

La mattinata solitamente passa nel sistemare le piccole cose di casa, che poi sarebbe in sostanza scuotere la tenda dalla neve.

Avendo poi con noi tutto il corredo tecnologico, si passa il tempo a sistemare piccoli e grandi problemi, a leggere, scrivere, scattare foto e filmati.

Si pranza sul tardi verso le 14, con sempre ampia scelta perche' Ngima e Gazen sono davvero cuochi impareggiabili a 5.700 metri.

La moka del caffe' che borbotta sul fornello (ebbene siamo gli unici a possederla in tutto il campo base) e' il momento per ampie discussioni filosofiche sul senso della vita o piu' spesso per fantasticare su tutta una serie di specialita' emiliane, dai tortelli verdi in giu'.

Ngima Sherpa

Scritto domenica 21 settembre 2008 da lorenzo
Credo una buona reincarnazione.

(Cho oyu 2008 e' il sito "gemello" dove contributi a piu' mani e foto)

Solo con Bob Marley

Scritto sabato 20 settembre 2008 da lorenzo
In queste mattine a quasi 6.000 metri, ho scientificamente provato che l'unica cosa che mi fa uscire con un po' piu' di entusiasmo dal sacco a pelo e' Bob Marley.

Bob Marley e Himalaya, lo so, e' una accoppiata strana, ma vi assicuro funziona.

Un po' di tecnologia in Himalaya

Scritto venerdý 19 settembre 2008 da lorenzo
eeepc himalaya
Visto che le domande sono tante, questa e' la prima di una serie di puntate dedicate agli aspetti tecnologici del blog piu' alto del mondo.

Quando siamo partiti immaginando questa cosa un po' stramba del blog piu' alto del mondo, il primo pensiero e' stata la fatica.

Oh si', la fatica.

La fatica di fare su e giu' per le montagne (e che montagne) con dentro lo zaino e sul groppone computer, modem e tutto l'ambaradam.

Quindi ci siamo detti : andiamo leggeri !

Il secondo pensiero e' stato : non spendiamo una follia.

In quei giorni nella Rete italiana di diceva un gran bene di un piccolo "coso" portatile, semplice, leggero (meno di un chilo), essenziale e ad un prezzo abbordabile (300 euro).

Era l'EEEPC di Asus.

Dove siamo (piccolo video)

Scritto giovedý 18 settembre 2008 da lorenzo

Con quello che hai, quello che puoi

Scritto giovedý 18 settembre 2008 da lorenzo
Ieri guardavo le facce stanche ma orgogliose di Daniele, Fabrizio, Fausto e Nicola.

Erano saliti fino a 6.400 metri per montare con successo "campo 1".

Niente sherpa, niente portatori, niente aiuti.

Tutto con le proprie gambe, con il proprio fiato, con le proprie debolezze e volonta'.

Un modo di affrontare la montagna per qualcuno forse troppo ingenuo o inutilmente faticoso.

Ma questo e' il primo ottomila per tutti. E' una prima volta e tutte le prime volte sono speciali e le ricorderai a lungo.

Chissa', forse questa Dea Turchese apprezzera' la sincerita' e gli sforzi facendosi scalare sorridendo o forse se ne freghera' del tutto.

L'unica certezza e' tornare a casa con la felicita', si' la felicita', di averci provato con tutte le proprie forze.

Il resto e' destino, o se volete restare piu' bassi, culo.

Piccola casa Emilia

Scritto mercoledý 17 settembre 2008 da lorenzo
Ogni sera la nostra minuscola tenda mensa-cucina-salotto si anima delle voci degli sherpa delle spedizioni commerciali che finita la giornata di lavoro ai campi alti vengono a fare due chiacchere con Ngima e quindi per proprieta' transitiva anche con noi.

E cosi' tra una risata e l'altra saltano fuori con estrema semplicita' le grandi montagne e i grandi sogni dell'alpinismo e dell'Himalaya: Annapurna, Everest, Makalu..

Jangbu ha fatto 5 volte l'Everest, mentre Lakpa porta ancora i segni della sua ultima ascesa sul tetto del mondo dove ha lasciato un dito per congelamento.

Di loro e del loro lavoro spesso gli alpinisti si dimenticano. Ricordarli anche in due righe e' piu' un piacere che un dovere.

La piccola casa Emilia ascolta rapita e prende nota.

Respiri piano anche se fai rumore

Scritto martedý 16 settembre 2008 da lorenzo
Abituarsi alla fatica. Alla fatica delle cose piu' semplici: spostare un sasso, camminare, lavarsi i denti, infilarsi in tenda.

5700 metri non e' una quota da metterti fretta.

Il respiro corto e' un compagno di viaggio che poche volte ti lascia solo.

Bisogna trovarci la misura con la pazienza dei giorni buoni.

E questa sembra proprio un giorno buono, con il sole e poco vento, con Fausto che ha quasi finito la lunga scalinata che porta alla sua tenda (un'opera d'arte a quasi 6.000 metri.), con Daniele che a meta' del suo igloo di pietra.

Un giorno buono che sta per finire con una neve leggera in discesa.

Una quasi buona notte dall'Himalaya.

5700 metri. Quasi casa

Scritto martedý 16 settembre 2008 da lorenzo
E' una lunga, quasi interminabile fila quella che sale e scende le pietre della morena accanto al ghiacciaio che di tanto in tanto respira rumorosamente..

E' una lunga e quasi interminabile fila fatta di speranze, di merda di yak, di affanni, di pensieri in lingue diverse, di qualche sorriso, di molta fatica.

Il fischio-litania degli yakmen che governa i cosi pelosi e testardi ti accompagna fin sotto la meta'.

Li' c'e' l'advanced base camp. Quasi quasi ti viene da dire casa.

Check point cielo

Scritto martedý 16 settembre 2008 da lorenzo
Non riesci a decifrare lo sguardo del ragazzino in divisa. Avra' vent'anni, come tutti qui all'ultimo posto di controllo cinese a 5.400 metri. Quattro tende buttate nel nulla.

Un check point che accarezza l'assurdita' del tentativo di un controllo totale della Repubblica Popolare Cinese, tra l'antichita' del soldatino che appunta a penna e su carta malandata tutti i documenti e la modernita' della telecamera che molto discretamente ci riprende tutti.

Un altro ragazzino in divisa ascolta dal cellulare musica pop cinese.

Quante volte si sara' domandato: cosa ci faccio qui ?

Piccolo circo Cho Oyu

Scritto domenica 14 settembre 2008 da lorenzo
Italiani, Coreani e il fritto misto della spedizione americana che conta anche australiani, francesi, norvegesi e chissa' cos'altro.

Sembriamo tutti un piccolo circo di provincia che ogni sera ed ogni mattina monta e smonta tende e tendoni, baracca e baracconi. Non avremo belve ammaestrate, pitoni o elefanti ma un sacco di yak pelosi, quelli si'.

Noi poi abbiamo il tende e tendoni ci lo smontiamo e montiamo tutto da soli.

Stasera siamo al "middle camp" (5.300 metri). Domani, se tutto gira, il circo si fermera' una ventina di giorni al campo base avanzato (5.700).

Di li' in su e' il turno degli acrobati.

Riflettere ad alta quota

Scritto domenica 14 settembre 2008 da lorenzo
bagno alta quota cho oyu
E giusto per stare un filo piu' in basso del post precedente, vi mostriamo le foto del lusso che ci siamo concessi montando la nostra toilette.

E' quella azzurra sulla destra. L'altra e' dei coreani che hanno abbondato in larghezza non necessitando evidentemente di spazio in altezza.

L'inteno toilette ve lo risparmiamo, se non per privacy almeno per bon ton.

Il respiro che conta

Scritto domenica 14 settembre 2008 da lorenzo
Guardare in faccia il vento tibetano che scende dalla valle, con la consapevolezza che e' lui che alla fine comanda.

I camion dell'esercito cinese scorrazzano a gran velocita' su e giu' per la strada di sassi e polvere. Pare l'abbiano prolungata quest'anno fin sotto il campo base avanzato.

Loro, che alle spalle hanno una cultura millenaria, hanno smarrito, credo, il senso della natura e del destino.

La natura selvaggia, sterminata ed indifferente del Tibet con la sua pazienza inghiottira' la strada, cancellera' la caserma dell'esercito popolare e si riprendera' il suo posto.

Noi possiamo solo guardare e a volte accarezzare queste montagne.

E' il suo respiro che comanda, non il nostro.

Gli yak se ne fregano

Scritto venerdý 12 settembre 2008 da lorenzo
cho oyu campo base cinese
Gli yak pascolano indifferenti. Non gli importa molto di noi che montiamo le tende al campo base cinese (quota 4.850 metri). Staremo qui una o due notti e poi saliremo al campo base avanzato.

Il vento sbatte la piccola tovaglia che Ngima ha steso sul tavolino. Fa' di tutto per farci sentire un po' a casa.

Corvi grandi come aquile rincorrono le correnti.

cho oyu
Un bandierone rosso sventola sulle tende della spedizione cinese. Hanno venti portatori per diciotto membri della spedizione. Chissa' forse vogliono salire a spalla.

Il Cho Oyu carico di neve ci guarda e ci aspetta.

Tingri

Scritto giovedý 11 settembre 2008 da lorenzo
tingri tibet
Siamo a Tingri 4.350 metri, ultimo avamposto abitato prima dell'avvicinamento alle grandi montagne.

Dopo sara' solo yak e tenda.

Tingri ha quest'aria da far west americano piazzato in mezzo all'Asia. La polvere alzata dal vento e le case piatte che si affacciano sulla strada.

Una specie di spaghetti western tibetano.

Domani, se passiamo tutti bene la notte (la cartina di tornasole di un buon acclimatamento), ci trasferiamo al campo base cinese per caricare gli yak.

Intanto mentre vi scrivo le nuvole hanno lasciato il posto all'implacabile sole del Tibet.

Solo Tibet

Scritto giovedý 11 settembre 2008 da lorenzo
Pensa a qualcosa di grande e poi moltiplicalo per cento.
Immagina il silenzio assoluto e alzagli il volume al massimo.
Cerca l'orizzonte piu' lontano e avrai trovato il Tibet.

Alla fine, Tibet

Scritto mercoledý 10 settembre 2008 da lorenzo
yak nyalam
Good morning.
Good afternoon.
No, good morning, ripeto guardandomi il polso.
Good afternoon e poi il poliziotto cinese che scruta il mio passaporto mi indica l'orologio sul muro.

La Cina ha portato in Tibet anche il fuso orario di Pechino. Sei ore avanti rispetto all'Italia. Due ore e un quarto in piu' di Kodari, Nepal che sta li sotto a qualche metro.

Telecamere ovunque alla frontiera di Zagmu. Lo zaino passa sotto lo scanner, la doganiera si distrae un poco ad ascoltare noi che parliamo italiano. Quello che doveva passare e' passato senza problemi.

Zagmu non e' piu' Tibet da molto tempo se mai lo e' stata. E' una specie di Chinatown appiccicata al fianco ripido della montagna. I lineamenti tibetani affogano nel mare di visi di etnia Han.

La signora del ristorante dove pranziamo non conosce una parola di tibetano e di inglese. E' stata catapultata qui da chissa' quale parte della grande Cina.

Il budello polveroso di Kodari sembra lontano chilometri con tutto questo asfalto. L'impero cura le proprie strade anche nelle province piu' remote.

La strada si infila nella gola stretta, sotto il correre del fiume. Qui e' ancora sterrato ma e' tutto un lungo cantiere. Fra un anno anche questo pezzo di Tibet sara' asfaltato e la via per Lhasa completa.

Scrivo da Nyalam, 3.700 metri, porta dell'altipiano tibetano.

L'ultimo sole illumina le montagne. Intorno c'e' finalmente aria di Tibet.

Bloccati a Kodari

Scritto mercoledý 10 settembre 2008 da lorenzo
Sono le sette e mezza di mattina qui a Kodari.

La mulattiera di montagna alla fine ha fermato l'invasione, ma ha fermato anche noi.

Das ieri sera uno dei bisonti meccanizzati cinesi si e' quasi ribaltato e ha bloccato la strada 10 chilometri piu' giu' di Kodari.

Il camion con i bidoni della spedizione e' rimasto dall'altra parte.

La speranza e' che la situazione si risolva presto e bene nelle prossime ore.

Il Tibet e' ad un passo (fisico e non solo metaforico) e ancora non riusciamo a farlo.

Il Tibet a un passo

Scritto martedý 09 settembre 2008 da lorenzo
I chilometri tra Kathmandu e il confine di Kodari saranno poco piu' di cento ma il viaggio e' lungo e la strada segue tutto il fiume come un lungo e snodato serpente.

La fila interminabile di camion Tata tutta bardata a festa sale verso la Cina.

Le frane si sprecano e la valle si stringe quasi sopra di noi.

L'acqua scende a grandi balzi dalle pareti come se la montagna piangesse a dirotto.

Dalla parte opposta viene una lunga colonna di camion cinesi con compressori moderni, macchinari enormi e tutta la modernita' che il piccolo Nepal non si puo' permettere.

Nemmeno questa specie di mulattiera di montagna fermera' per molto tempo l'invasione da nord.

Kodari e' come tutti i punti di confine un budello di varia umanita' dove tutto e' in movimento e tutto e' sempre uguale.

Un posto che domani lasceremo per attraversare il Friendship Bridge. Lassu' si vede Zagmu e gia' si capisce che e' roba cinese.

Quei piccoli immensi sorrisi

Scritto martedý 09 settembre 2008 da lorenzo
buddhist Child Home
Ogni volta che torno alla Buddhist Child Home e' una boccata d'ossigeno in una Kathmandu che ti taglia il respiro con il traffico e la frenesia.

Ritrovare molti di quegli sguardi e di quei sorrisi, piccoli ma immensi, lasciati a maggio e' stato piu' di una semplice gioia.

E' difficile descrivere con le sole parole, le immagini forse aiutano un po'.

Il tempo come al solito e' volato e lasciare a meta' un tentativo di girotondo mi e' pesato piu' dello zaino sui saliscendi del Nepal.

La bravissima Durga Mainali, responsabile della struttura, mi ha proposto una piccola scommessa.

La prossima volta io resto e lei parte per le montagne.

Avrei accettato subito se il suo lavoro non fosse cento volte piu' impegnativo del salire un ottomila.

Dal balcone l'ultimo ciao ciao della piu' piccola della banda ti ricorda che forse le montagne sono solo un buonissimo pretesto per tornare qui, tra questi piccoli immensi sorrisi.

Elizabeth Hawley

Scritto lunedý 08 settembre 2008 da lorenzo
Non sara' mai salita su una grande montagna, ma Elizabeth Hawley e' una piccola grande leggenda nel mondo dell'alpinismo himalayano.

E' la memoria vivente delle grandi vette.

Oggi sara' davvero un piacere incontrarla.

Lantang trek : un po' di foto

Scritto lunedý 08 settembre 2008 da lorenzo
Selezione di foto del trekking di acclimatamento in Lantang.

Un po' di quello che i nostri occhi hanno visto.

Quei tipi strambi

Scritto venerdý 05 settembre 2008 da lorenzo
Lasciamo oggi questa valle splendida e inaspettata che ci ha ospitato e sopportato.

Siamo diventati una piccola leggenda o forse, piu' probabilmente, una grossa barzalletta.

Siamo quei tipi strani che vanno su e giu' carichi di computer, pannelli solari e di tutti quegli aggegi li'.

"Ohh internet" era la frase che spesso sentivi pronunciare al tuo passaggio. E poi gli occhi curiosi e i sorrisi che ti circondano appena accendi tutto il baraccone.

A che mondo pensavano quando guardavano dentro lo schermo ? Perche' Mingmar, undici anni, rimaneva incantato di fianco a me mentre scrivevo qua sopra ?

Tenzing mi raccontava che non ha mai visto il mare. Il suo mondo si gioca qui, in questi pochi chilometri incastrati tra Tibet e Nepal.

Tenzing vuole mettere su internet nel suo lodge e mi chiede consigli. Ne parleremo quando scendeera' a Dunche.

Ecco, quando siamo partiti, la prima domanda era "perche ?"

Perche' portarsi internet nello zaino.

Un perche' forse e' che Tenzing possa far vedere al mondo quanto e' strabiliante il posto in cui vive.

E magari ogni tanto guardare il mare.

Guardando l'Himalaya

Scritto giovedý 04 settembre 2008 da lorenzo
Mentre gli altri si allenano su e giu' per i picchi intorno a questi bellissimi laghi, io faccio marcia indietro e scendo di 500 metri per andare a trovare Tenzing Sherpa che ha un bellissimo lodge con terrazza (hotel mount rest - 3.900 metri) da cui si possono ammirare nei giorni piu' sereni le grandi vette dell'Himalaya come il Manaslu, l'Annapurna, il Lantang Ri.

Quando le ultime nuvole del monsone se ne andranno, svegliarsi qui vorra' dire essere un po' piu' vicini ad una cosa si potrebbe chiamare bellezza.

Tenzing ci presta il suo generatore per ricaricare tutte le apparecchiature.

I pannelli solari e il monsone non vanno molto d'accordo. Inoltre le batterie al litio soffrono il freddo e l'umidita' piu' di quanto ci aspettassiimo.

Una buona lezione per il futuro.

Tenzing punta il dito e mi dice di guardare la'in fondo. E' Kierun, il piu, grande mercato della zona. Solo i locali possono arrivarci.

La' e' gia' Tibet.

Svegliarsi la mattina cosi'

Scritto mercoledý 03 settembre 2008 da lorenzo
lago alto lantang
lantang lago

Le dita gelate ma gli occhi stupiti

Scritto martedý 02 settembre 2008 da lorenzo
Camminare lungo il sentiero deserto e ritrovare nel silenzio i propri pensieri, quelli che avevi messo da parte perche' fanno troppo male o troppo bene, o semplicemente quelli per cui nella vita di tutti i giorni non hai tempo.

I 700 metri di dislivello da Singgumba (tempio di legno) a Lauribinak ti regalano questo e lo spettacolo meraviglioso del Lantang Ri che svetta con i 7600 metri in mezzo ai larici nepalesi.

Pranzo a 3.900 metri con Tenzing che qui gestisce un lodge intento a smontare le grandi tende che hanno appena visto la festa della luna piena di agosto.

Confesso una debolezza: ho mangiato un piatto di spaghetti e in fondo non erano male. Sara' la fame piu' che il palato a parlare.

Adesso sono qui in riva a due spendidi laghi, le dita quasi gelate per raccontarvi in diretta la bellezza straordinaria di questa valle, un po' alpi, un po' scozia.

Se non era per la burocrazia dei cinesi tutta questa bellezza non la scoprivamo. I casi della vita.

Il burro di Singumba (pubblicita')

Scritto lunedý 01 settembre 2008 da lorenzo
eeepc e modem satellitare
Singgumba e' un bellissimo lodge fattoria a 3.290 metri nel Lantang.

Qui si respira gia' aria di Tibet, nei volti e nelle cose di tutti i giorni.

Nella fattoria stanno preparando il burro a mani nude. Sorridono per l'italiano con la telecamera e gli ricordano: quando torni a casa di come sono bravi a fare il burro a Singgumba.

Credo che abbiamo un concezione del mondo forse meno estesa di quello che veramente e', ma a Singgumba 3.290 metri fanno un ottimo burro.

Il mondo adesso lo sa.

Intanto mentre loro lavorano il burro noi testiamo i modem e tutto l'ambaradam. Due mondi diversi a 5 metri.